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Trax Road: quando un parco cittadino diventa un ostacolo urbanistico

A vederla su Google Maps, la 167 di Lecce è un’ampia zona periferica che dall’alto pare quasi armonica nella sua tessitura urbana: palazzine disposte a semicerchio, ad S, a ferro di cavallo, che delimitano uno spazio aperto spesso un’area verde. Da terra invece è una selva di palazzi ad altissima densità abitativa, un groviglio di grattacieli come qui al sud si definiscono i palazzi alti più di sei piani. Costruzioni esteticamente discutibili, in alcuni casi anche in uno stato di degrado avanzato, strutturalmente pericoloso. Le aree verdi ci sono, in perfetta sintonia con il degrado del quartiere.
A dividerla in due (non solo fisicamente), c’è viale della Libertà meglio conosciuta come “la Lecce-San Cataldo”, la via del mare, che crea due zone distinte e condannate ad essere identificate con un numero ed una lettera: 167/A e 167/B. Lo stadio di via del Mare (in perfetta toponimìa) chiude a est la zona e definisce il limite orientale della città, come un monumento al degrado della periferia urbana.

 

Se non ci fosse la via del Mare e l’omonimo stadio di calcio, questa sarebbe una zona isolata come tante; invece, quasi paradossalmente la provinciale che la divide funge da strada del trionfo in una celebrativa continuità del degrado della periferia.
Accade ora che nella 167 lato B, ci abbiano costruito un parco su un’area inutilizzata di circa 20mila metri quadrati che è stato inaugurato nel giugno 2015. L’hanno chiamato Trax Road, una cerniera urbana.

 

Credit: https://www.comune.lecce.it/settori/cultura—beni-culturali—spettacolo—turismo—sport-e-tempo-libero—impiantistica-sportiva/progetti/zone-franche-urbane

Cronistoria (scontata) della realizzazione di un’opera pubblica
Il progetto, inserito nell’ambito delle riqualificazione delle ZFU (zone franche urbane) era stato presentato già nel 2005 dall’allora sindaco di Lecce Poli Bortone con lo scopo di rivalorizzare un’area destinata ad uso seminativo che potesse diventare un “anello di congiunzione” tra le due zone 167, diventando oasi e polo di attrazione per l’intera città, con “la collocazione di attività ricreativo-sportive, svago e per il tempo libero con particolare attenzione ai giovani“.

 

L’iniziale trafila burocratica è talmente lunga che il progetto passa in eredità a Paolo Perrone, il quale succede alla Poli Bortone nel 2007. Nel 2010 vengono finalmente avviati ufficialmente i lavori per la realizzazione dell’opera con il tradizionale cerimoniale politico della posa della prima pietra.

 

L’intero progetto viene finanziato da Anas S.p.a. con 2,4 mln di euro, integrando la realizzazione del parco cittadino di quasi 3 ettari, al completamento del raddoppio della tangenziale Ovest; nell’insieme verrà definita un’opera di «compensazione ambientale». Tempi di realizzazione stimati: circa un’anno e mezzo.
Il superamento della prevista data di fine lavori e cioè l’8 agosto del 2011, crea facilmente i presupposti per alimentare proteste delle quali si trovano flebili tracce su alcune testate giornalistiche locali.

 

Dal 2011 alla fine del 2013 c’è poco o nulla sulla prosecuzione dei lavori della Trax Road che nel frattempo subisce due stop dovuti ad una causa per indennità di esproprio e ad un’accusa, poi decaduta, di appalti illeciti. Ma in questo frangente la zona 167 fortunatamente beneficia di miglioramenti della viabilità e di infrastrutture nell’ottica della presenza sia dello stadio di calcio che della viabilità verso la marina di San Cataldo.

 

Nei primi giorni del 2014, sulla scia dei lavori di viabilità completati, il progetto sembra ritrovare una nuova linfa vitale: si annuncia come imminente l’inaugurazione del parco Trax Road che modificherà il volto del quartiere Stadio grazie anche alla “riconversione dell’asse viario di scorrimento veloce nel tratto compreso tra via del Mare e lo svincolo realizzato in prossimità dello Stadio, assimilandolo ad una viabilità di quartiere“.

 

Il parco viene descritto come dotato di “un anfiteatro (definizione utilizzata comunemente per definire uno spazio aperto con gradinate, la cui forma in realtà è riconducibile ad un teatro, n.d.a.) coperto da una tensostruttura – concepito come una vera e propria “architettura nel verde” -, aree a verde attrezzato dislocate in 5 punti chiave (per un totale di circa 4000 metri quadrati), una vasca d’acqua collegata al canale che costeggia i percorsi pedonale e ciclabile, un giardino tematico, un’area gioco ed un punto ristoro con bar-servizi e vigilanza” ed anche una rete wi-fi aperta.
Ma anche questa annunciata inaugurazione viene rinviata ulteriormente.

 

Passa oltre un anno e, nel maggio 2015 dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno si riapre la polemica sull’inaugurazione mai avvenuta: “l’area è ancora un cantiere, il «Corriere» ha documentato la situazione in cui si trova il parco e i cittadini sono insorti. Gaetano Messuti, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Lecce, ha spiegato: «I ritardi sono colpa della burocrazia»”.
Trax Road dunque diventa il parco degli sprechi, già oggetto di atti di vandalismo ancor prima di essere aperto al pubblico.
Scoppia quella polemica politica che serpeggiava silenziosa dal 2011. Immediata la risposta di Messuti il quale, in una intervista video al Corriere Salentino, colpevolizza la nota lentezza burocratica del governo centrale (discolpando perciò il comune di Lecce) e annuncia una immediata consegna alla città.

 

Pochi giorni dopo lo stesso Corriere del Mezzogiorno che aveva riacceso i riflettori sul parco, annuncia ufficialmente la cerimonia d’inaugurazione e di simbolica consegna del parco ai cittadini, evento che assume un significato ancor più importante perchè dedicato alla memoria della studentessa Melissa Bassi, vittima di un attentato nei pressi della scuola media “Morvillo Falcone” di Brindisi.
L’evento viene ufficializzato dal sito ufficiale del comune di Lecce.

 

Sui giornali locali rimbalza rapida la notizia ma la domanda che si pongono tutti è “Quanto durerà?”
Altri due parchi pubblici a Lecce erano già stati consegnati alla cittadinanza (Belloluogo e Tafuro) e all’epoca non versavano in ottimo stato (attualmente il parco di Belloluogo consegnato ai privati, se la cava in quanto a gestione e certamente apprezzabile in termini di manutenzione, n.d.a.) dunque il dubbio era lecito e il sindaco Perrone in tale occasione, affidava l’utilizzo del parco al senso di civiltà dei residenti.
Immagine correlata

Credit: https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/lecce_trax_road_parco-1480510.html

Passa esattamente un anno dall’inaugurazione, è il 2016, e uno striminzito annuncio di protesta su Lecce Prima denuncia lo stato di degrado nel quale versa il parco Trax Road.
Da qui ad oggi, ottobre 2017, è una processione di articoli denuncia sul degrado del parco, diventato ormai una discarica a cielo aperto.
Le basi per una rigenerazione urbana
Quanto puó risultare appagante vivere in un’appartamento vista parco anzichè cemento e asfalto? Quale apporto positivo porterebbe ai residenti avere un luogo di svago e passeggiata? Quale folle rinuncerebbe a rigenerare corpo e spirito su un prato all’ombra di alberi?
E invece oggi questo parco è deserto, quasi abbandonato. Ad amplificare la sensazione di abbandono un’area teatrale progettata per eventi coperta da una enorme tensostruttura e abbandonata. Se ne percepisce lo stato di abbandono già dalla sporcizia, dalle vasche per le piante forse mai piantate, e dal terreno ricoperto di immondizia.
Ma perchè lo spazio è inutilizzato? Non ci sono recinzioni, è aperto a tutti, chiunque puó fruirne e beneficiarne.
Chi non utilizzerebbe uno spazio verde pubblico?

 

L’occasione di vivere il parco, si è creata grazie al primo appuntamento previsto nel calendario del Festival Conversazioni sul Futuro, giunto quest’anno alla 5^ edizione: il workshop Una nuova biblioteca sociale all’aperto la cui finalità, la creazione appunto di una biblioteca per tutti in uno spazio aperto, è una provocazione se vogliamo, sopratutto in un contesto sociale e urbano come la 167, dove se un’area pubblica non ha funzionato, viene facile pensare che non lo sarà una biblioteca.

 

Ma prima di arrivare alla biblioteca sociale e a qualsiasi altra iniziativa di valorizzazione di uno spazio pubblico, il percorso è lungo, ed è necessario prepararsi per affrontare la sfida: co-progettare soluzioni per uno spazio pubblico ovvero come trasformare uno spazio in un luogo.
Scopo del workshop è stato quello di gettare le basi per una buona metodologia che consenta di raggiungere importanti obiettivi come la rigenerazione urbana. La vera sfida in realtà è quella di riuscire a svolgere un percorso del genere in momenti molto più lunghi e diffusi nel tempo.

 

Dunque in una bella giornata di sole di fine ottobre, un consistente gruppo di curiosi partecipanti ha preso posto nel piccolo teatro all’aperto, con intenzioni e aspettative più disparate. Paolo Venturi, direttore di AICCON ed esperto di sviluppo e ricerca sull’Economia Sociale, ha avuto il compito di inoltrarci in un breve ma intenso percorso per la comprensione del concetto di comunità.
Partendo dalla creazione di una comunità si puó pensare di invertire il destino della società e uscire dagli schemi e dai luoghi comuni che generano sentimenti negativi, perchè ognuno di noi è un potenziale portatore sano di risorse.
Parole come Generatività, Conversazioni, Innovazione, Bene Comune concorrono tutte alla comprensione dei bisogni e delle necessità delle persone.
Il punto di partenza è porsi la domanda su come generare un desiderio: c’è una voglia irrefrenabile di creare/modificare qualcosa? Si ha necessità di una variazione che possa migliorare la propria esistenza e quella degli altri?
Porre questi quesiti serve per far scaturire dibattiti e conversazioni: si tratta di un passaggio fondamentale perchè “Non esiste niente di più incomprensibile della risposta ad una domanda che non si pone” (Niebuhr). Se si genera un desiderio e si crea conversazione che individui una necessità, è auspicabile che possa nascere il progetto.

 

Perciò nel momento in cui si viene a creare un gruppo coeso di persone che hanno una o più risposte ad un quesito comune che, come in questo caso, chiede di modificare lo status quo nel quale vivono, si crea InnovazioneSociale che a sua volta genera Relazioni. Questo processo avviene perchè l’innovazione nasce spesso tra persone che si conoscono ma che non hanno avuto mai occasione di entrare in relazione tra loro. Come nel caso dei residenti di un condominio, c’è conoscenza ma non c’è mai stata relazione per un fine comune. Il desiderio di modificare un assetto urbanistico negativo dunque, puó creare dei legami.

 

Nel caso della Trax Road, quello che si vuole dunque a creare è la gestione del bene comune, il cui potenziamento potrebbe portare anche alla nascita di nuove relazioni inattese con membri al di fuori della comunità: il bene comune si distingue dal bene pubblico per la sua capacità di essere fruito. La rigenerazione di tale bene, il parco, da parte della comunità offre un ritorno in termini di benessere. Investire nella comunità dunque fa bene: crea relazioni e sostiene i cambiamenti sociali.

 

Eclatante il caso del Teatro Povero di Monticchiello: un paese in rovina negli anni ’60 con uno spopolamento progressivo, trova la sua rinascita nella forma teatrale, voluta ed ideata dalla comunità. Nasce un progettosociale e culturale che vive e dà vita da oltre 50 anni, con un successo crescente di pubblico ad un paese che altrimenti sarebbe andato incontro ad un destino di abbandono totale. Come Monticchiello numerosi sono i casi vincenti in Italia di rigenerazione urbana partecipata e di cooperative di comunità.
La cooperativa di comunità è una forma di intrapresa che sta interessando sempre più le aree interne e, per ora più limitatamente, le aree urbane. Nata per sviluppare occupazione e coesione sociale, favorire il mantenimento e la crescita dei servizi per le persone, valorizzare il territorio e produrre vantaggi economici e sociali, per essere tale la cooperativa di comunità deve avere un obiettivo esplicito: produrre vantaggi a favore di una comunità alla quale i soci promotori appartengono o eleggono come propria. Non sono la forma-cooperativa o le attività svolte in sé a essere determinanti, quanto la finalità di rigenerazione del legame sociale e economico della comunità di riferimento.
Fondamentale in questo processo è far emergere le conoscenze tacite ovvero tutto quel sapere personale implicito in ognuno di noi derivato dall’esperienza che possediamo ma che non sappiamo trasmettere mediante linguaggio perchè legato al contesto di riferimento. Riuscire a tirare fuori tali conoscenze permette di creare risorse di conoscenze prima dormienti, capaci di rispondere alle funzionalità e ai desideri di chi abita un luogo (M. Polanyi).

 

Una volta avviato il processo rigenerativo si crea felicità, un sentimento che nasce dall’esperienza in sè e da quello che ne potrebbe derivare, una felicità intesa come benessere sociale sul territorio: tale sentimento positivo ha un impatto sociale importante che incoraggia al cambiamento che si realizza sia nelle persone sia nei contesti di appartenenza.

 

Il workshop
Necessario a questo punto, osservare il quartiere in una passeggiata esplorativa. I gruppi sono stati sguinzagliati nel dedalo di palazzine in cerca di attività umane che potessero testimoniare la condizione del quartiere e la relazione con il parco. Inoltre si poneva necessario vivere a fondo il quartiere per procacciarsi il pranzo.
Al termine dell’esplorazione urbana, rientrati all’ombra dell’enorme tensostruttura, un breve scambio di impressioni ha identificato il grave elemento comune: il parco Trax Road anzichè unire è diventato una barriera architettonica che ha messo in difficoltà alcune attività commerciali, penalizzate dalla variazione della viabilità urbana causata dal parco stesso. Ad aggravare la situazione dei piccoli commercianti, da poco tempo è sorto nelle immediate vicinanze del parco un enorme supermercato della catena Lidl, con grave perdita dei piccoli negozi di alimentari rionali. Inoltre la 167/A è assolutamente esclusa dalla fruizione del parco, trovandosi a sud della strada provinciale Lecce-San Cataldo oltrepassabile solo in due punti tramite rotatorie stradali e preferibilmente non a piedi.

 

Esulando dalle responsabilità progettuali che hanno omesso in partenza l’impatto sociale ed economico che avrebbe avuto la realizzazione del parco in quel contesto urbano, responsabilità che non hanno tenuto conto del reale bisogno della comunità della 167, con Guglielmo Apolloni e Francesca Battistoni di Social Seed, abbiamo gettato le basi per ipotizzare azioni da compiere per valorizzare l’esistente e renderlo appetibile e fruibile, con l’obiettivo in questo caso di creare una biblioteca sociale.
La biblioteca sociale come bene comune è un fenomeno già molto diffuso in diverse città del nord e centro Italia: tra tutti l’esempio di Leila Bologna e del Condominio di via Rembrandt a Milano

 

Leila Bologna è un luogo, uno spazio d’incontro, uno spazio vivo, dove si possono prendere in prestito oggetti, in modo da non doverli acquistare. Vogliamo creare una piccola rivoluzione culturale che investa le abitudini quotidiane dei cittadini, dove si condividono esperienze e si offre occasioni di socialità.
Il progetto vuole rimettere la persona al centro, ridare il giusto valore agli oggetti e restituire umanità all’idea di commercio, in un mondo oggi guidato dalle logiche del possesso, del consumismo e dell’individualismo.” Il pensiero alla base del progetto è la condivisione.

 

“Una portineria in disuso attrezzata con scaffali, poltrone e una macchinetta automatica del caffè per rendere più piacevole la lettura. Con gli inquilini di otto piani di appartamenti a darsi il turno per gestire mille libri arrivati da mezzo quartiere. Fra schedature, registri per segnare i volumi in prestito e scadenze da far rispettare. È la prima biblioteca di condominio, in via Rembrandt a Milano, gestita in tutto e per tutto dalle 72 famiglie che vivono nella palazzina e aperta anche al pubblico.
Citofono n.80 – “custode”

 

Attraverso lo storytelling che, a partire da ciò che si era osservato durante la passeggiata, ricostruisse una probabile condizione sociale dei residenti, seguito da un brainstorming ricco di decine di post-it, ogni gruppo ha riversato su un cartellone tutto ciò che nella propria mente era stato catturato come un problema e l’ipotesi di risoluzione dell’ostacolo. Dal caos presente su ogni cartellone sono emerse le possibili modalità per compiere l’azione di coinvolgimento. Lo step successivo è stato quello più divertente: due scatoloni pieni di qualsiasi oggetto che stimolasse la creatività di ognuno, è stato dato in pasto ai presenti per poter realizzare un prototipo che rappresentasse l’idea di base attraverso la quale coinvolgere e mettere le basi per la creazione della comunità di quartiere: pennarelli, carta, cartone, forbici, stickers, gomitoli di lana, post-it, colla, oggetti batuffolosi e altri oggetti non meglio identificati.

 

 

La presentazione di questi prototipi ha riscosso non solo molto successo, ma ha generato un sentimento di felicità comune. Alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Lecce, Antonella Agnoli ogni gruppo ha esposto le ragioni del prototipo e gli effetti che l’azione avrebbe potuto avere sugli abitanti di quartiere.
Tutte le proposte sono state registrate e discusse, ma l’idea iniziale che può dare il via alla rigenerazione sociale di questa comunità viene proprio dall’Assessore Agnoli: il primo passo da compiere per risollevare le sorti sociali del quartiere è modificarne il nome di riferimento: appartenere ad una zona urbana definita ed identificata con un numero crea già una sorta di fenomeno di emarginazione sociale, un anonimato se vogliamo che relega gli abitanti ad un contesto di appartenenza che odora di ghettizzazione.
Per realizzare il cambiamento questa volta si darà voce ai residenti stessi, perchè sono i custodi del luogo nel quale vivono ed sono loro a decidere come identificarsi e presentarsi a tutta la città.

 

Allora che al più presto si parta con questo referendum di quartiere: siamo certi che la comunità è già pronta ad agire, dobbiamo fornire loro gli strumenti e le modalità per procedere al miglioramento dello stile di vita che possa poi, finalmente, convergere nella Trax Road e che riesca a trasformare questo luogo in un nuovo esempio di rinascita della periferia.

 

 

Archeologa per aver tirato a sorte sul modulo dei corsi di laurea. Peccato che poi mi sia piaciuto. Esperta in comunicazione digitale per la promozione del territorio; digital strategist per progetti socio-culturali, musei e siti archeologici. Coworking co-founder. Amo smisuratamente il sud.